Sempre più spesso sentiamo parlare di monogenitorialità e ho risposto ad alcune domande sul tema:

Monogenitorialità: per scelta o imposta?

Con il termine monogenitorialità si intende una situazione in cui una famiglia è composta da un solo genitore e il figlio o i figli conviventi. Le cause perché questo avviene possono essere molteplici, tra le più frequenti troviamo situazioni di separazione e divorzio o il caso in cui un genitore è venuto a mancare.

Secondo i dati Istat, una famiglia su dieci in Italia è monogenitoriale. In particolare il totale delle famiglie italiane è di 25,7 milioni e all’interno di queste troviamo 8,6 milioni di nuclei unipersonali di persone single senza figli e 17,1 milioni di nuclei con almeno due persone. Negli ultimi, i nuclei senza figli sono il 31,5% del totale mentre i rimanenti 11,6 milioni sono famiglie con figli, tra cui 2,8 milioni di famiglie con un solo genitore.

Che sia la conseguenza di una separazione o di un lutto o di un’adozione o una fecondazione artificiale, si parla di famiglia a tutti gli effetti e come tale deve essere considerata con le sue peculiarità.

I sentimenti quando si è mamma single o babbo single, come si affrontano?

Certo è che gestire emotivamente e praticamente un figlio o più figli da soli può essere molto faticoso e difficile e può portare a un misto di emozioni e sentimenti. I più frequenti sono rabbia, senso di colpa, tristezza, solitudine, senso di incapacità e di non farcela. Non c’è purtroppo una risposta assoluta per affrontare questi sentimenti perché hanno bisogno del loro spazio e del loro tempo per essere elaborati e per far trovare alla persona il giusto modo di essere e di stare per potersi adattare e far fronte alla nuova situazione che si è creata. Il ruolo di genitore è il lavoro più difficile al mondo e ciascuno di noi lo affronta portandosi dietro un bagaglio personale e familiare che non possiamo seppellire, quindi ogni storia, emozione e comportamento è a sé e non può essere in alcun modo sottoposto a giudizio!

Quali difficoltà specifiche incontra un genitore single rispetto a una coppia di genitori?

La difficoltà che mi riportano maggiormente in studio è quella della solitudine e dell’isolamento. Il genitore che si occupa del figlio o dei figli, da solo, rischia di avere un grande carico sulle spalle sia da un punto di vista decisionale che economico che soprattutto di gestione delle difficoltà quotidiane e senza un supporto o un aiuto possono diventare insormontabili.

Un rischio può essere quello che il minore, data la situazione nuova, si faccia carico di un ruolo che non è il suo e diventi simbolicamente il nuovo “compagno” della mamma o del babbo per aiutare il genitore a sentirsi meno solo, o che si responsabilizzi molto prima del tempo e non affronti le sue fasi di crescita in modo sereno. Quindi attenzione a mettere e sottolineare i giusti confini e ruoli familiari!

Essere un buon padre ed essere un buon padre single non c’è differenza. Quali sono gli atteggiamenti da seguire per far vivere un’infanzia felice al bambino?

Un padre, come genitore, non deve essere perfetto ma per essere un buon padre è necessario avere sempre un occhio di riguardo per la crescita emotiva sana del figlio, prestargli piccole attenzioni quotidiane, dedicare del tempo all’ascolto dei suoi racconti, organizzare giornate pensate apposta per condividere un’esperienza (anche andare in bici al parco è sufficiente, non è necessario pensare di andare a Disneyland Paris!), essere autentici nell’esprimere i propri sentimenti e soprattutto ricordare di dedicare del tempo anche a se stessi e ai propri piaceri!

Nella separazione, il padre può diventare un “padre part-time”; in questi casi, come si dovrebbe gestire la situazione per il bene dei figli?

Secondo la legge finché abbiamo la responsabilità genitoriale del figlio ci dobbiamo occupare di lui. Chiaramente può diminuire il tempo di frequentazione per questioni logistiche ma abbiamo da diversi anni degli strumenti fantastici che in questi casi possono aiutare molto a ridurre le distanze: gli smartphone! Da poter usare in modo autonomo o con l’aiuto dell’altro genitore a seconda dell’età per effettuare videochiamate o scambiarsi delle foto o racconti della giornata, per accorciare la distanza che innegabilmente può esserci. Ma non parlerei in ogni caso di una questione di genere perché se l’affidamento in caso di separazione è condiviso allora il figlio passerà tanto tempo con la madre quanto con il padre, dipende dagli accordi presi tra le parti.

Mamma single: senso di inadeguatezza e voglia di riscatto, come trovare il giusto equilibrio tra emozioni positivi e negativi?

Come anche i dati Istat ci riportano, il maggior caso di incidenza è quello di madri con figli conviventi. La mamma è il genitore che solitamente si occupa più dei figli. Potremmo stare ore a parlare di quanto culturalmente ci viene tramandato questo ruolo e questa immagine e che oggi non dovrebbe più essere così, però, purtroppo, ancora è così, e me lo raccontato tutti i giorni in studio.

In questo caso la chiave può essere quella di creare una buona rete intorno, sia con familiari che con altre mamme di compagni di scuola o di sport dei figli, per potersi dare una mano a vicenda e supportarsi nei casi di necessità e quando da soli non ci si fa. E vige sempre la stessa regola che vige per i padre: ricordarsi di pensare anche a se stessi!

Quando chiedere aiuto non è un problema?

Chiedere aiuto non dovrebbe mai essere un problema. Le fasi del ciclo di vita di una persona e di una famiglia sono davvero tante, in ogni occasione e dietro l’angolo può succedere qualcosa che a noi ci turba, ci fa stare male o ci mette in difficoltà. Non c’è un bignami su come si affrontano le difficoltà perché ogni persona è un mondo a sé in relazione con altri mondi. 

Le relazioni però sono la cura: “Di relazioni ci si ammala. Di relazioni si guarisce.” diceva la psicoterapeuta Patrizia Adami Rock.