“A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.”

A. Baricco

Da un punto di vista biologico le emozioni sono una reazione psico-fisica e comportamentale ad un evento, essenzialmente sono impulsi ad agire, per gestire in tempo reale le emergenze della vita. Sono una forma di comunicazione, per noi stessi e per gli altri, che fa capire cosa effettivamente vogliamo e quali sono i nostri traguardi e i nostri obiettivi in quel dato frangente.

Le emozioni principali sono la gioia, la paura, la rabbia, la tristezza, il disgusto e la sorpresa. Ve ne sono altrettante, definite complesse, come il senso di colpa o la vergogna.

Spesso succede che in terapia parliamo di emozioni, di ciò che prova la persona verso se stessa ma anche verso gli altri che la circondano e di quanto sia difficile riuscire a sentire ciò che proviamo e di quanto sia ancora più difficile capire “che farci con tutta questa roba!”

Riuscire a provare, gestire e condividere poi le emozioni è un’abilità, e in quanto tale può essere acquisita e migliorata.

La nostra mente, per proteggere il nostro corpo da stati di animo dolorosi, di paura, di rabbia o tristezza, tende ad evitare di provare alcune emozioni reprimendole ma queste finiscono comunque per guidare i nostri comportamenti attraverso la messa in atto di queste emozioni, agendole quindi.

Concedere al nostro corpo di conoscere un’emozione ed identificarla permette di gestirla e agire quindi in modo coerente e comprensibile e regolando il nostro comportamento.

Altre volte invece può capitare di identificarci con la nostra emozione provata per esempio: “sono felice”, “sono arrabbiato”, “sono impaurito” portandoci ad essere l’emozione provata.

Se invece portiamo la nostra mente a pensare “sto provando felicità”, “sto provando rabbia”, “sto provando paura” permettiamo di assumere una posizione più obiettiva e di non identificarci con ciò che stiamo provando.

Erroneamente vi è la credenza che condividere un’emozione significhi per forza agirla, metterla in atto, piuttosto che provarla, comunicarla e, appunto, riuscire a condividerla.

Vi è vergogna rispetto a ciò che si prova, paura che l’altro non ci capisca e che, nel peggiore dei casi, ci rifiuti.

Ecco perché è importante, prima di porsi la domanda se condividere o meno quello che stiamo provando, imparare ad ascoltarsi, imparare a capire cosa stiamo realmente provando, non identificandoci con l’emozione ma imparandola a gestire.

Rischieremo sennò di agire l’emozione portando spesso ad uno scontro con l’altro e invece di portare avanti una condivisione si porterà avanti un conflitto.

Il tema delle emozioni è un tema che mi sta molto a cuore, ritengo sia importantissimo riuscire ad avere una maggiore consapevolezza emotiva per vivere a pieno la propria vita e in terapia è un argomento spesso trattato.

Acquisire maggiore consapevolezza e capacità di gestione delle emozioni è anche una delle maggiori richieste che mi vengono fatte dalle persone che mi contattano.

Per scrivere questo articolo ho preso spunto da una frase pubblicata nelle stories del mio profilo Instagram, un piccolo contenitore di riflessioni e dibattiti. Se vi va ci vediamo lì.

Dott.ssa Bianca Rossi

Bibliografia:
D. Goleman, Intelligenza emotiva, Ed. BUR, 1999
B. Rimè, La dimensione sociale delle emozioni, Il Mulino, 2008